martedì 18 agosto 2009

Una sfida vera

La partita è stata autentica, piacevole, sentita. Niente di esaltante dal punto di vista tecnico, ma almeno non sono mancati agonismo, corsa, voglia e qualche spunto interessante. L’impressione generale è che, tolti pochi nomi, la qualità generale fosse appena sufficiente e che nei prossimi mesi il carattere e le motivazioni potrebbero non bastare. La Juve dimostra di essere tosta, compatta, fulminea in contropiede, fisicamente ritemprata, ma manca un regista vero (Diego è ben altro) e in difesa si sono viste cose sulle quali è meglio sorvolare. Il Milan pare in ripresa, ma punta su alcuni uomini che non hanno più niente da offrire, su altri che non sono ancora pronti e su un allenatore che avrà bisogno di tanta, tanta fortuna.

Pato gioca come un ventenne con qualità fuori dal comune: rapidità, tecnica, irriverenza, indisciplina tattica e qualche pausa. C’è chi dice che non sia ancora un campione, ma non solo è il migliore giocatore del Milan, è uno dei migliori giovani del panorama mondiale.

Diego è un campione vero, capace di saltare l’uomo, cambiare passo, non sbagliare un passaggio nemmeno a volerlo e di concludere con una facilità disarmante (ossia gioca a calcio e non a rugby come qualche suo collega). L’impressione è che il suo posto sia quanto più a ridosso del portiere avversario e che i soldi spesi per averlo li valga tutti.

Melo non mi è piaciuto: Spesso nervoso, falloso, disordinato e sprecone alla stregua di un Muntari qualsiasi. Ha perso dei palloni in maniera imbarazzante, sempre per colpa della troppa sicurezza. Le qualità non si discutono, ma nel suo ruolo certi errori non sono ammissibili. Urge una rieducazione.

Legrottaglie è sempre lo stesso: ossia non è da Juve. Spiace essere duri, ma il confronto con il vecchietto che aveva accanto è stato imbarazzante sotto ogni punto di vista: tecnico, fisico, mentale. Ha preso subito due ceffoni da Pato e non si è più ripreso: Chiellini pensaci tu.

Marchisio ha mostrato carattere, lucidità e qualità che alla sua età e nel suo ruolo sono assolute rarità. E’ il futuro.

Trezeguet ha invece mostrato il vero motivo della sua riconferma: a parte il Milan non lo voleva nessuno. Considerando che è appena arrivato, meglio di lui ha fatto Hunterlaar (ha le qualità, ma ci vorrà pazienza).

Grygera e Zambrotta sono ormai due terzini atipici, ossia vengono saltati spesso e volentieri, raramente spingono e quando lo fanno ci mettono dieci minuti a ripiegare. Zebina e Jankulovski si fanno preferire.

Amauri ha impressionato nei primi quindici minuti del secondo tempo, durante i quali da solo, ha portato a spasso l’intera difesa del Milan. Poi 30 minuti da spettatore non pagante: che rabbia.

Gattuso e Pirlo ci mettono il solito: quantità, qualità ed esperienza. Qualora dovessero riuscire a stare lontani dall’infermeria, Leonardo potrebbe evitare di cercare lavoro prima del tempo.

Nesta e Tiago Silva sono due calciatori restituiti al campo dopo lunghi mesi di assenza, seppur per motivi diversi. Se il primo saprà guidare il secondo, faranno buone cose, anche perché Bonera, Favalli, Onyewu e Kaladze sono lontani anni luce. Purtroppo per il Milan.

Dida, Storiari e Roma non fanno in tre un Buffon o un Julio Cesar, ma pensandoci bene non fanno nemmeno un Abbiati.

Ronaldinho ha smesso di giocare ad alti livelli due anni fa, ora di mestiere fa la palla al piede. Se contro lui a turno, hanno fatto bella figura anche Legrottaglie e Grygera la situazione è abbastanza chiara.

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