venerdì 31 luglio 2009

Ora si inizia a ragionare...

La scorsa stagione era terminata con il discutibile appiedamento di Ranieri a 200m dalla linea del traguardo, con il valzer degli ex per la panchina e con qualche nervosismo di troppo all’interno dello spogliatoio. Le idee in Corso Galileo Ferraris parevano confuse e addirittura aleggiava lo spettro di una rivoluzione nei quadri dirigenziali.

L’approccio alla stagione che va ad iniziare pare segnare un distacco netto dal recente passato, un ritorno alla programmazione, al mercato di prime scelte, un riallineamento con le ambizioni dei tifosi. A dire la verità ho sempre pensato che il lavoro fatto per lasciarsi alle spalle l’inferno della serie B fosse degno di lode, a maggior ragione perché svolto in poco tempo, tre anni appena. Purtroppo però la fretta di voler tornare Juve rischiava di rovinare tutto: una rosa sopravvalutata, acquisti non esattamente azzeccati, un mister che ci ha solo provato e questo alla Juve non è abbastanza, troppi proclami e dichiarazioni di guerra, l’indolenza nei confronti del nemico che è troppo forte per ammetterlo e per finire, una dirigenza che aveva anch’essa molto da imparare in termini di forma e sostanza.

Morale della favola: stava per crollare la baracca. I consigli di qualche ex ingombrante (Lippi) hanno di sicuro aiutato ad evitare il peggio e a rilanciare in sede di mercato e non solo. Sono arrivati Diego, Melo, Cannavaro e Caceres. I primi sono dei gran bei colpi: giovani, forti, affamati. Gli altri due li ritengo buone operazioni solo se si da molto peso all’aspetto finanziario: Cannavaro ha dato il meglio, Caceres è un doppione di Legrottaglie, solo più fortunato. Entrambi arrivano a zero, si spera il saldo finale possa essere positivo.

Per quanto riguarda le partenze si registrano gli addii di Marchionni (Camoranesi non ha più sostituti e sinceramente la sua fragilità muscolare suggerirebbe un buon rincalzo), Nedved (scelta difficile, ma io credo giusta se consideriamo l’età e la necessità di dare spazio a qualche giovane) e Mellberg (con tutto il rispetto non credo se ne sentirà la mancanza).

Si cerca ancora di piazzare Poulsen (la grande colpa di Ranieri, giustamente aggiungerei), Almiron (no comment) e poi rimane il grande dilemma Trezeguet. Parte oppure rimane? Io credo che arrivati a un certo punto sia necessario salutarsi, seppur con tutti i convenevoli del caso. Ci si dice grazie a vicenda, un “in bocca al lupo” e ognuno per la sua strada. Purtroppo non è così semplice, cedere i campioni (o prossimi ex campioni) è la vera difficoltà nel mercato attuale, chiedere all’Inter.

Tracciando un bilancio generale la situazione è molto migliorata rispetto allo scorso anno: forze fresche, giovani confermati (le voci su De Ceglie lasciavano presagire alla fesseria del secolo, per fortuna scongiurata ), più qualità, seconde linee più consone agli obbiettivi dichiarati. Considero l’Inter più forte sulla carta, meno dello scorso anno certo, ma pensare che sia ormai raggiunta sarebbe l’errore peggiore per questa Juve: ci sarà da lottare e non basterà il carattere, ci vorrà qualità, costanza e qualche veterano disposto a cedere il posto all’occorrenza.

Rimane la scommessa Ferrara. Già, perché di questo si tratta. E non basta che la quota sia bassa, a volte si perdono proprio le giocate più facili. Speriamo bene, anche perché fallire in questa occasione potrebbe significare bruciare una carriera promettente.

Buona fortuna a tutti, anche perché con i proclami lanciati da società e giocatori il secondo posto sarà sempre troppo poco.

giovedì 30 luglio 2009

Chi vincerà?

Iniziamo questa avventura scrivendo del colpo più importante nel calciomercato italiano di quest’estate. Eto’o vs Ibrahimovic.

Tecnicamente adiamo verso un pareggio sostanziale, il camerunense è forse il migliore finalizzatore attualmente in circolazione: estrema rapidità, assiduo movimento negli spazi, capacità balistiche fuori dalla norma, freddezza, campionario completo nella conclusione a porta e impeccabile duttilità tattica. Lo svedese incarna alla perfezione lo stereotipo dell’attaccante moderno: fisicità imponente, tecnica sopraffina, visione di gioco, fantasia, tutto condito da una capacità realizzativa da top scorer. Il primo ha bisogno di una squadra che abbia un gioco, il secondo il gioco è in grado di costruirlo, sempre che non decida di risolvere tutto da solo con uno dei suoi colpi di genio. Spettacolo puro.

Se guardiamo alle carriere, il camerunense sembra avvantaggiarsi: due Champions da protagonista indiscusso con reti pesanti in ogni finale, migliore marcatore della Liga a più riprese, media gol invidiabile e grandi doti di trascinatore: non manca mai gli appuntamenti importanti . Ibra solo in Italia ha vinto ogni campionato giocato, sempre da protagonista, ma… C’è un ma. In Champions non ha mai combinato nulla. Manca nelle grandi partite, quelle del dentro o fuori, quelle dove il grande campione dovrebbe decidere. Questo è accaduto sia che giocasse nella Juve che nell’Inter. Lo attende la prova decisiva, con il vantaggio di affrontarla con la maglia della squadra più forte del mondo, quella nella quale Eto’o faceva un figurone.

Parliamo di carattere. Entrambi non sono famosi per essere accomodanti o banali, ma piuttosto schietti, diretti e taglienti, anche a rischio di minare equilibri interni alla squadra. Dalla loro una professionalità che pochi campioni del loro calibro conservano alla loro età e una continua ricerca del miglioramento: tecnico ed economico. Pareggio.

Capitolo società. L’Inter incassa 45 milioni, una punta da urlo e si libera di Raiola. Affare del secolo. Il Barca risponde al mercato pazzesco del Real, prende il giocatore potenzialmente più forte e lo paga relativamente poco. Ci guadagnano entrambe, senza vincitori né vinti a parer mio.

Morale della favola: ci guadagnano tutti. Eto’o trova un contratto importante, una squadra dalle buone prospettive e un ruolo da leader indiscusso. Ibra va a giocare con gente che ritiene del suo livello: questo è il succo della sua conferenza stampa di presentazione e dei mugugni dell’ultimo finale di stagione. Ora non avrà più alibi. Il Barca evita di perdere uno dei giocatori più forti al mondo a parametro zero e accontenta doppiamente Guardiola. L’Inter consegna a Mourinho un attacco da 50 reti a stagione come minimo. Anche lui non avrà più alibi.

Ma l’aspetto più intrigante di tutti è la scommessa: l’Inter saprà fare a meno dell'uomo più importante, del simbolo delle recenti vittorie? Giocherà finalmente a calcio? Per far rendere Eto’o e Milito sarà indispensabile. Il Barca avrà degnamente sostituito uno dei pochi elementi fondamentali delle sue recenti vittorie? Altrimenti vallo a spiegare ai tifosi. Eto’o rimarrà immune ai dolori addominali del suo predecessore? Ibra sarà finalmente forte contro i forti? Per una volta possono vincere tutti.